Venerdì, 11 Novembre 2016 09:48

Un week-end in Cornovaglia

Nel mese di Maggio mi sono recata con la mia host family in Cornovaglia durante una settimana di vacanza in cui i bambini erano a casa da scuola.
Seppur la primavera fosse inoltrata faceva davvero molto freddo ma i miei due eroi di  5 e 7 anni hanno voluto tuffarsi nell'oceano ghiacciato e giocare con la sabbia bagnata. Io ero lì, seduta incappucciata ad osservarli sorridente.
Eravamo a casa di amici, in un piccolo villaggio di pescatori chiamato Porthtowan, dove le case erano isolate, sparse qua e là e la gente del posto era riconoscibile.


Porthtowan è di quei villaggi di pescatori, misero alla vista, con pochi negozietti e luoghi di ritrovo. Un villaggio di altri tempi, uno tra i tanti che mi è rimasto davvero nel cuore. Il venticello freddo e pungente della Cornovaglia ti accompagna per tutto il giorno, alzando la sabbia marroncina e la schiuma del mare. È il luogo ideale per praticare surf. Che gioia svegliarsi presto con una tazza di caffè e scendere sotto in spiaggia con il telo da mare ma allo stesso tempo con una felpona di lana date le temperature davvero misere. Si incontravano quei surfisti motivati a cavalcare l'onda migliore, quel pover uomo di bagnino con il binocolo e la barca a vela pronto a soccorrere chi ne avesse avuto bisogno e quei due o tre cani randagi che vagabondavano un po' come me. Spiagge immense, case povere, paesaggi mozzafiato, bancarelle di pesce fresco, scogliere da urlo e di fronte a questo mare, il mio preferito, vi era un pub speciale. Ricordo ancora il nome "Blue bar". Era di coloro azzurro, dentro e fuori, sedie azzurre, panche azzurre, il grembiule delle cameriere era azzurro. Ogni dettaglio era del colore del padrone di casa in questione: il mare. La vetrata che vi si affacciava era il mio posto preferito soprattutto all'ora del tramonto quando fredda, congelata, con l'odore di salsedine sulla pelle ammiravo l'orizzonte così immenso e potente. I raggi del sole mi scaldavano, chiudevo gli occhi e sentivo quel calore che non provavo da un po'.

Prestavo attenzione ad ogni cliente che arrivava per riscaldarsi o semplicemente per bere una birra con sconosciuti. Ognuno aveva la sua storia, qualcosa da raccontare e avrei voluto ascoltare tutti loro, uno per uno.
Blue bar era il posto di ritrovo di ciascuno a fine giornata, sia per i più piccolini che per i più grandicelli. Il tavolo da biliardo, la musica jazz e talvolta serate a tema erano il pane quotidiano di quegli abitanti che vivevano a pieno le loro giornate incontrando gente nuova da tutto il mondo.

Cara Porthtowan mi sei rimasta nel cuore.

Letto 1144 volte Ultima modifica il Venerdì, 11 Novembre 2016 10:02
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